Avvocato Giuseppe Colucci

AVVOCATO GIUSEPPE COLUCCI

Causa n. 2/2024 R.G.L. – Sentenza del 7 gennaio 2026 Giudice: dott.ssa Francesca La Russa

Chi sono le parti

Una lavoratrice dipendente di Poste Italiane dal 1992, con qualifica di Operatore Senior, viene colpita nel 2020 da una grave malattia oncologica che la costringe ad assentarsi dal lavoro per interventi chirurgici e cure salvavita. La società convenuta è Poste Italiane.

Cosa ha subìto la lavoratrice

La lavoratrice ha denunciato una serie di condotte illecite e discriminatorie da parte del datore di lavoro:

1. Mancata assegnazione al lavoro da remoto (smart working) Pur essendo affetta da una patologia oncologica grave e pur avendo inviato a Poste Italiane la certificazione di lavoratrice fragile già dal 7 luglio 2021, l’azienda non l’ha assegnata al lavoro agile. Lo ha fatto solo temporaneamente dal 4 dicembre 2023 e definitivamente solo dal 14 aprile 2024, cioè dopo ben due anni e mezzo.

2. Ferie forzate durante le cure Il datore di lavoro l’ha obbligata a usufruire delle ferie in periodi in cui stava effettivamente svolgendo cure ospedaliere, riabilitazione ed accertamenti:

  • dal 12/08/2022 al 20/10/2022
  • dall’1/03/2021 al 9/03/2021
  • dal 27/02/2023 al 19/04/2023
 

3. Corso di formazione in presenza a Milano Nonostante le condizioni di salute, l’azienda l’ha convocata a Milano per un corso in presenza dal 2 al 5 ottobre 2023. Al terzo giorno, la lavoratrice ha avuto una sincope con perdita di coscienza, vertigini e cefalea ingravescente ed è stata trasportata al pronto soccorso con prognosi di 8 giorni.

4. Errato computo del periodo di comporto Alcune assenze dovute alla malattia oncologica sono state erroneamente conteggiate nel periodo di comporto (il periodo massimo di malattia retribuita previsto dal contratto, oltre il quale il lavoratore può essere licenziato), con conseguente decurtazione dello stipendio.

Cosa ha deciso il Tribunale

Il Tribunale ha accolto il ricorso della lavoratrice nei punti principali, dichiarando che la condotta di Poste Italiane è stata illegittima e discriminatoria.

✅ Sul lavoro da remoto

Il giudice ha accertato che Poste Italiane era pienamente a conoscenza dello stato di fragilità della lavoratrice dal 7 luglio 2021 e avrebbe dovuto immediatamente assegnarla al lavoro agile, senza attendere visite di idoneità o accordi successivi. Non farlo ha costituito una condotta discriminatoria.

✅ Sul risarcimento del danno

La società è stata condannata a pagare alla lavoratrice € 20.175,00 a titolo risarcitorio, così calcolati:

Oltre al risarcimento, sono dovuti interessi legali e rivalutazione monetaria.

Sul periodo di comporto e le retribuzioni non pagate

Il Tribunale ha accertato che il periodo di malattia dal 13 novembre 2022 al 26 febbraio 2023 doveva essere regolarmente retribuito, non essendo stato superato il limite massimo del comporto speciale (24 mesi) previsto dal CCNL per le patologie gravi. La società è stata condannata alla regolarizzazione retributiva e contributiva per questo periodo e per gli eventuali altri periodi non retribuiti.

Cosa non è stato accolto

La richiesta di assegnazione definitiva al lavoro da remoto non è stata accolta come provvedimento ulteriore, in quanto la lavoratrice era già stata definitivamente assegnata al lavoro agile nel corso del giudizio.

Spese legali

Poste Italiane è stata condannata a rimborsare le spese legali della lavoratrice: € 4.500,00 per compensi, oltre spese generali al 15%, IVA e CPA.

Il principio giuridico fondamentale

Il giudice ha applicato una norma chiara: il lavoratore fragile (affetto da patologie oncologiche, immunodepressione, terapie salvavita, grave disabilità) ha il diritto prioritario ad essere adibito al lavoro agile. Questo obbligo sussiste anche al di fuori del periodo di emergenza pandemica, mediante accordo individuale tra le parti, come previsto dal D.L. n. 221/2021 e dal DM Salute del 3 febbraio 2022. Il datore di lavoro che ignora tale diritto risponde di discriminazione e deve risarcire i danni causati.

In sintesi

Una lavoratrice oncologica di Poste Italiane ha vinto la causa contro il proprio datore di lavoro perché, nonostante avesse consegnato la certificazione di “lavoratrice fragile” nel luglio 2021, è stata costretta per oltre due anni a lavorare in presenza, a fare ferie durante le cure e persino a recarsi a Milano per un corso di formazione, durante il quale è svenuta. Il Tribunale ha riconosciuto la discriminazione e condannato l’azienda a pagare oltre 20.000 euro di risarcimento, a regolarizzare stipendi e contributi non corrisposti, e a rimborsare le spese legali.

Nota: questo è un documento giuridico tecnico. Per valutare una situazione analoga è sempre necessario il parere di un avvocato specializzato in diritto del lavoro.